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LE DIMENSIONI DEL FENOMENO NEL MONDO E IN ITALIA

PROBLEMA E TESTIMONIANZE

Nel 2003, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sviluppato un modello per il dimensionamento del fenomeno2 che ha consentito, pur nei limiti imposti dalle enormi differenze esistenti tra sistemi sanitari dispersi sui cinque continenti, di trarre alcune significative conclusioni. In particolare il modello statistico stima...

  • ... che gli operatori sanitari nel mondo siano circa 36 milioni (di cui il 73% donne);
  • ...che ogni anno più di 3 milioni di loro si feriscano, nell’adempimento delle loro mansioni, con un oggetto pungente/tagliente (esposizione percutanea) sicuramente contaminato con almeno uno dei virus dell’HIV (circa 170.000 esposizioni), dell’epatite B (circa 2.000.000 di esposizioni) e dell’epatite C (circa 900.000 esposizioni);
  • ... che da tali esposizioni percutanee (in larga misura, punture accidentali) siano attese, ogni anno, 66.000 sieroconversioni HBV, 16.000 sieroconversioni HCV e 1.000 sieroconversioni HIV;
  • ...che tra gli operatori infettati nell’arco dell’anno circa 1.150 moriranno prematuramente nei trenta anni successivi all’esposizione a causa dell’infezione contratta e/o delle sue complicanze;
  • ...che il 37% delle epatiti B, il 39% delle epatiti C e il 4,4% delle infezioni da HIV contratte dagli operatori sanitari siano direttamente riconducibili ad una esposizione professionale, di tipo percutaneo, a materiali biologici infetti.

Grazie allo “Studio Italiano sul Rischio Occupazionale da HIV (SIROH)”, attivato nel 1986 e coordinato dal Servizio di Epidemiologia dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “L. Spallanzani”, l’Italia è all’avanguardia nello studio e nel monitoraggio del fenomeno.

In oltre vent’anni di attività, SIROH ha raccolto, analizzato e divulgato un’enorme quantità di dati, grazie ai quali è oggi possibile tracciare un quadro dettagliato ed affidabile dell’esposizione occupazionale al rischio biologico nel nostro Paese.

Altri contributi di grande valore sono pervenuti nel tempo da INAIL e ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro), da AIRESPSA (Associazione Italiana Responsabili Servizi Prevenzione e Protezione Aziende Sanitarie) e dal gruppo di studio PHASE (People for Healthcare Administration, Safety and Efficiency) che al tema in oggetto ha dedicato un’approfondita ricerca e un’intensa attività di sensibilizzazione/formazione.3

Di seguito il quadro generale che emerge dalla sintesi dei diversi contributi:

  • In Italia gli operatori sanitari dipendenti del SSN sono circa 450.000 (di cui 111.000 medici e 276.000 infermieri).
  • Con il 41% di incidenza, l’esposizione al rischio biologico rappresenta l’infortunio occupazionale più frequentemente segnalato tra gli operatori sanitari (seguito dai “traumi” al 30%).4
  • Delle esposizioni accidentali segnalate una su tre coinvolge materiale biologico derivante da un paziente affetto da una patologia infettiva trasmissibile per via ematica.4
  • In Italia si stimano circa 100.000 esposizioni percutanee/anno. Il dato è corretto per il tasso di “mancata notifica” che, nel nostro Paese, è stimato essere del 50% (a significare che la metà delle esposizioni percutanee non viene segnalata).5
  • Le 64.841 esposizioni percutanee, documentate dal SIROH tra il 1994 ed il 20092, presentano la seguente distribuzione in termini di stato sierologico del paziente fonte:
    • da fonte negativa per HIV, HCV, HBV: 46,2% (29.961 esposizioni);
    • da fonte non testata: 18,2% (11.807 esposizioni);
    • da fonte non identificabile: 15,1% (9.796 esposizioni);
    • da fonte positiva per almeno uno dei tre patogeni testati (HIV, HCV, HBV): 20,5% (12.917 esposizioni).
  • Estrapolando tale dato alle 100.000 esposizioni percutanee/anno attese è possibile dimensionare, nel dettaglio e con eccellente approssimazione, il quadro generale nel nostro Paese:
Tavola 1. Stima della distribuzione delle 100.000 esposizioni percutanee/anno attese in Italia
Stato paziente fonte Numero esp/anno
Da fonte negativa per HIV, HCV, HBV 46.200
da fonte non testata 18.200
da fonte non identificabile 15.100
da fonte positiva per almeno uno dei tre patogeni testati (HIV, HCV, HBV) 20.500
Totale esposizioni/anno attese 100.000
Nota - Nella stima si è assunto che le esposizioni segnalate e quelle attese, ma attualmente non segnalate (mancata notifica), presentino la stessa distribuzione in termini di profilo sierologico della fonte.
  • Il 63% delle esposizioni percutanee attese è riferibile a puntura accidentale con ago cavo, il 33% a puntura/ferita con altri dispositivi pungenti/ taglienti (tra i quali le lancette e gli aghi da sutura), il restante 4% a ferite inferte da altri oggetti/dispositivi.1
  • Le esposizioni percutanee documentate da SIROH che hanno dato luogo a sieroconversione ad almeno uno dei virus HIV, HBV e HCV sono avvenute durante l’esecuzione di un prelievo ematico (nel 42% dei casi), durante l’inserimento/la manipolazione di un catetere i.v. (nel 42% dei casi), nell’espletamento di altre pratiche mediche (nel 16% dei casi).6
  • Con oltre i due terzi delle esposizioni accidentali a proprio appannaggio, gli infermieri sono gli operatori più esposti al rischio biologico (rientrano in questa categoria anche gli allievi infermieri che svolgono il tirocinio nelle strutture nosocomiali).6
  • Nel prelievo ematico e nel posizionamento di cateteri i.v. (cioè nell’esecuzione delle due pratiche mediche a più elevato rischio) la percentuale di infermieri sul totale degli esposti supera l’80%.6

1. Resoconto interno SIROH (Studio Italiano Rischio Occupazionale da HIV) gennaio 1992 - dicembre 2009.
2. Rapiti E, Prüss-Üstün A, Hutin Y. Sharps injuries: assessing the burden of disease from sharps injuries to health-care workers at national and local levels. Geneva, World Health Organization, 2005 (WHO Environmental Burden of Disease Series, No.11).
3. Gruppo di Studio PHASE. Rischio biologico e punture accidentali negli operatori sanitari. Un approccio organizativo e gestionale alla prevenzione in ambito sanitario-ospedaliero. Edizioni Lauri, Milano, febbraio 2001.
4. Indagine dell’Associazione Italiana Responsabili Servizi Prevenzione e Protezione Aziende Sanitarie (AIRESPSA) 2002, 2004, 2006.
5. Puro V., De Carli G., Segata A., Piccini G., Argentero P.A., Signorini L., Daglio M., Penna C., Marchegiano P., Miniero M., Cinti G., Tavanti L., Maggiore A., Sossai D., Micheloni G., Ippolito G. per SIROH. Aggiornamenti in tema di epidemiologia delle malattie infettive occupazionali trasmesse per via ematica. G Ital Med Lav Erg 2010: 32:3, 235,239.
6. Resoconto interno SIROH (Studio Italiano Rischio Occupazionale da HIV) 1992 – giugno 2010 (in attesa di pubblicazione).

RISCHIO CHIMICO

Il personale sanitario è soggetto al rischio chimico in relazione non solo all'utilizzo di sostanze chimiche (ad esempio detergenti, disinfettanti, sterilizzanti, ...), ma anche alla preparazione e somministrazione di farmaci (farmaci antibiotici, antiblastici/antitumorali).

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CORRETTO UTILIZZO DEI DISPOSITIVI

La direttiva 2010/32/UE pur fornendo una serie di definizioni non chiarisce cosa sidebba intendere per "dispositivo con meccanismo di protezione".
La Regione Emilia-Romagna recepisce i criteri pubblicati fissati da varie Agenzie Internazionali Regolatorie.

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